"Shakespeare, la donna, il sogno" (2008)
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O
mistress mine
tradizionale
elab. e arr.: Valerio Vado
O Mistress mine, where are
you roaming?
O, stay and hear; your true love's coming,
That can sing both high and low:
Trip no further, pretty sweeting;
Journeys end in lovers meeting,
Every wise man's son doth know.
What is love? 'Tis not hereafter;
Present mirth hath present laughter;
What's to come is still unsure:
In delay there lies not plenty;
Then, come kiss me, sweet and twenty,
Youth's a stuff will not endure.
Sonetto
130
parole:
W. Shakespeare
musica: Valerio Vado
My mistress' eyes are nothing
like the sun;
Coral is far more red, than her lips red:
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damasked, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound:
I grant I never saw a goddess go,
My mistress, when she walks, treads on the ground:
And yet by heaven, I think my love as rare,
As any she belied with false compare.
traduzione:
Gli occhi della
mia donna non hanno nulla del sole,
il corallo è ben più rosso del rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, il suo seno è certo bruno,
se son setole i capelli, nere setole avrebbe in capo.
Ho visto rose screziate, rosse e bianche,
ma non vedo tali rose sulle sue gote;
e in certi olezzi vi è maggior delizia
che non nell’alito che la mia donna emana.
Io amo la sua voce eppure ben conosco
Che la musica ha un suono molto più gradito;
ammetto che mai vidi l’inceder d’una dea:
la mia donna nel camminar calpesta il suolo.
Eppure, per il cielo, per me è talmente bella
Quanto ogni altra donna falsamente decantata.
Sonetto
8
parole:
W. Shakespeare
musica: Valerio Vado
Music to hear, why hear'st
thou music sadly?
Sweets with sweets war not, joy delights in joy:
Why lov'st thou that which thou receiv'st not gladly,
Or else receiv'st with pleasure thine annoy?
If the true concord of well-tuned sounds,
By unions married, do offend thine ear,
They do but sweetly chide thee, who confounds
In singleness the parts that thou shouldst bear.
Mark how one string, sweet husband to another,
Strikes each in each by mutual ordering;
Resembling sire and child and happy mother,
Who, all in one, one pleasing note do sing:
Whose speechless song being many, seeming one,
Sings this to thee: “Thou single wilt prove none”.
Tu che sei sol musica, perché
l’ascolti con disdegno?
Dolcezza ama dolcezza e gioia di gioie si diletta:
perché vuoi ascoltare qualcosa che ti annoia
o forse hai piacere nell’essere annoiato?
Se l’armonioso suono di note ben accordate
In perfetto assieme, offendono il tuo orecchio,
esse t’accusan solo gentilmente perché confondi
in singola armonia quanto scindere dovresti.
Guarda come ogni corda dolcemente unita all’altra
Vibra ognuna su ognuna in ordine reciproco,
sembrando padre e figlio e felice madre
che tutti insieme cantano la stessa dolce nota:
queste mute voci, riunite in un sol coro,
all’unisono ti dicono: “Solo, non sarai nessuno”.
Sonetto 18
parole:
W. Shakespeare
musica: Valerio Vado
Shall I compare thee to
a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed,
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature's changing course untrimmed:
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow'st,
Nor shall death brag thou wander'st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow'st,
So long as men can breathe, or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.
Dovrei paragonarti ad un
giorno d'estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
nè perdere possesso del bello che tu hai;
nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perchè al tempo contrasterai la tua eternità:
finchè ci sarà un respiro od occhi per vedere
questi versi avranno luce e ti daranno vita.
Ora ti paragono a una giornata
d'estate
No, tu sei più amabile e delicato:
Venti selvaggi scuotono le gemme della primavera,
E troppo poco dura il corso dell'estate:
Spesso rovente splende l'occhio del cielo
E talvolta il suo volto dorato si rabbuia,
Come la bellezza che da un bel volto sfuma,
Per un gioco del caso o per destino avverso.
Ma la tua eterna estate non dovrò sfiorire,
Né mai si piegherà la tua bellezza al tempo,
Né la morte potrà vantarsi di te che vaghi, tra le ombre.
Al tempo opponi un'armonia perenne
Finché qualcuno respira o gli occhi sanno di vedere,
Anche questi versi vivranno e ti daranno vita.
Sonetto
47
parole:
W. Shakespeare
musica: Valerio Vado
Betwixt mine eye and heart
a league is took,
And each doth good turns now unto the other:
When that mine eye is famish'd for a look,
Or heart in love with sighs himself doth smother,
With my love's picture then my eye doth feast,
And to the painted banquet bids my heart;
Another time mine eye is my heart's guest,
And in his thoughts of love doth share a part:
So, either by thy picture or my love,
Thy self away, art present still with me;
For thou not farther than my thoughts canst move,
And I am still with them, and they with thee;
Or, if they sleep, thy picture in my sight
Awakes my heart, to heart's and eyes' delight.
I miei occhi e il cuore
son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.
Sonetto
147
parole:
W. Shakespeare
musica: Valerio Vado
My love is as a fever longing
still,
For that which longer nurseth the disease;
Feeding on that which doth preserve the ill,
The uncertain sickly appetite to please.
My reason, the physician to my love,
Angry that his prescriptions are not kept,
Hath left me, and I desperate now approve
Desire is death, which physic did except.
Past cure I am, now Reason is past care,
And frantic-mad with evermore unrest;
My thoughts and my discourse as madmen's are,
At random from the truth vainly expressed;
For I have sworn thee fair, and thought thee bright,
Who art as black as hell, as dark as night.
É come febbre l’amor
mio e sempre anela
quel che più a lungo il mio mal fomenta,
nutrendosi di ciò che il dolor rinforza
per appagare solo un morboso desiderio.
La mia ragione, medico devoto del mio amore,
furente che le sue prescrizion sian trascurate,
mi ha lasciato e disperato ormai mi accorgo
che è morte il desiderio che la mente rifiutava.
Sono senza aiuto, or che ragion più non provvede
E pazzo frenetico sempre in maggior delirio;
i miei pensieri e le prole sono frutto di follia,
vanamente farneticanti lontane da realtà:
perché ti ho giurato pura e creduto bella,
nera sei come l’inferno, fosca come la notte.
Kiam
alvenos la Fino
parole: Andrea Fontana
musica: Valerio Vado
Kiam alvenos la fino, ghi
estos dolcha
kiel la blovo de l' vento de somera mateno
la karaj vizaghoj de miaj amatoj
glitos for kiel songhoj svenantaj
kaj estos mi sola
Plenaj la stratoj estos de homoj
viroj, virinoj, feste vestitaj
nekonsciantaj pri la okazajho
kiel antaue daurigos konduti
For de la homoj, de ties travivajhoj,
antau tre kalma maro senfina
jam novan nomon enmane mi tenos
preta por droni en la Nenio
kai ighi parto de l' Nekonatajho
(testo in Esperanto di Andrea Fontana)
traduzione:
Quando verrà la Fine, sarà dolce
come il soffio del vento di un mattino d'estate
i cari visi dei miei amati
scivoleranno via come sogni che svaniscono
e sarò solo
Le strade saranno piene di persone:
uomini, donne, vestiti a festa
inconsapevoli di ciò che accade
continueranno a comportarsi come prima
Lontano dalle persone, dalle loro vicissitudini,
davanti a un calmissimo mare infinito
terrò già in mano un nuovo nome
pronto ad affondare nel Nulla
e diventar parte dell'Ignoto
Plurestantaj
memoroj
parole: Andrea Fontana
musica: Valerio Vado
Pripensante

