“Revado, l’album che strega…”

Ottima recenzione in Russia su “La Balta Ondo” di “Revado”! Eccovi la traduzione:

Il gruppo italiano Rêverie è stato fondato nel 1996 e ha inziato l’attività concertistica nel 1999. I musicisti sono impegnati a realizzare musica moderna, prendendo ispirazione dalle fonti musicali tradizionali. Essi definiscono il loro stile dominante come “etno-progressivo”. Il gruppo sperimenta coraggiosamente non solo dal punto di vista musicale, ma anche da quello linguistico – nel 2011 hanno fatto concerti in molte manifestazioni esperantiste, presentando l’attuale doppio album bilingue Revado.

I brani di questo album preferirei non chiamarli canzoni, bensì storie musicali, multicolori e varie, accompagnate da suggerimenti testuali. I testi sono meno lunghi delle musiche, non sempre sono ritmati, alcuni pezzi sono completamente senza testo. Tuttavia, in compenso, il testo e la musica si trovano sempre in un qualche meraviglioso reciproco legame, entrambi non solo suonano, ma pulsano, respirano, si dispiegano, fluiscono ed evolvono insieme e parallelamente. Non sarebbe un’esagerazione dire che pressoché ogni titolo dell’album è una piccola sinfonia, che induce l’ascoltatore ora a pensare e a fantasticare su temi più o meno reali, “terreni”, ora a volgere l’attenzione alla propria interiorità, al meraviglioso mondo dei sogni e delle esperienze psichiche.

Nella musica dell’album si combinano e si alternano, in un modo interessante, una musica acustica più o meno tranquilla – il cui stile è a volte popolare, a volte più tradizionale (suonano chitarre, flauto, clarinetto, violoncello, percussioni sommesse) – e i suoni moderni elettronici, fluttuanti e a volte addirittura psichedelici. Alcune composizioni sono maggiormente vicine a uno di quei poli, le altre sono vicine al polo opposto, tuttavia la musica non eccede mai in un estremo; solo a volte essa diviene più “dura” e rockeggiante. Abbondano le ricche armonie, i ritmi inconsueti, gli abili interludi e i pezzi strumentali polifonici. La ben pensata struttura e il contenuto sufficientemente equilibrato dell’album rendono possibile parlare di esso come di un concept album: davvero è difficile separare alcune particolari canzoni dalle altre.

Come una vera gemma in mezzo all’album spicca la canzone Plurmiljaraj knaboj. Essa comincia gagliardamente, quasi al ritmo di danze irlandesi, ma dopo si trasforma a sorpresa in un emozionante racconto metaforico: una ballata acustica che racconta dei fratelli Isacco e Ismaele, che nel profondo della loro anima si amano fraternamente e anelano l’uno all’altro, addirittura pensano quasi con le stesse parole, ma non possono superare la “lunga barriera di tristezza come calcestruzzo”, che si erge tra loro. Secondo me si tratta del titolo di punta dell’album, sia dal punto di vista contenutistico, sia da quello musicale, sia da quello esecutivo.

Per quanto riguarda il lato tecnico, io credo che l’album sia inappuntabile: non si può trovare nemmeno una nota sbagliata, nemmeno un refuso tipografico, nemmeno un errore grammaticale o un accento fuori posto. La pronuncia è estremamente chiara, e la qualità della registrazione è molto professionale, L’unica cosa che pare un po’ pallida sullo sfondo del tutto è il timbro vocale della cantante: mentre nel registro basso suona assolutamente bene, in quello alto a volte suona un po’ “piatto”, un po’ pungente e, per usare una terminologia musicale, povero di armonici. Tuttavia anch’esso, dopo che ci si è abituati all’atmosfera dell’album, diventa un elemento naturale dell’intera opera.

A conclusione della recensione devo svelare che l’album è doppio. Nella confezione troverete due dischi con il medesimo contenuto, tuttavia nel primo disco le canzoni sono presentate in esperanto, mentre nel secondo sono presentate in italiano. Il libretto contiene i testi in esperanto e in italiano; in aggiunta tutti i testi sono tradotti, verso per verso, in inglese. Considerato tutto ciò bisogna dire che in mani abili l’album può servire anche come utile ed efficace mezzo di propaganda per non-esperantisti.

L’album merita assolutamente attenzione per la sua alta qualità e per il suo contenuto interessate. Alcuni forse lo troveranno un po’ “fuori dalla realtà” e inusuale, ma questa è appunto la sua qualità: vario, un po’ strano e imprevedibile. Ascoltandolo, provate un po’ a far lavorare la fantasia, immergetevi nel mondo dei sogni e delle esperienze psichiche intime, e la musica dell’album vi stregherà. E – ne son certo – cederete a questo incantesimo più di una volta.

Paŭlo Moĵajev

Questa recensione è apparsa [in lingua esperanto] nel numero di Maggio di La Ondo de Esperanto (2012).
In caso di ripubblicazione è necessario indicare la fonte cartacea (se la ripubblicazione avviene a stampa) o la fonte internet (in caso di ripubblicazione in rete):

Fonte cartacea: La Ondo de Esperanto, 2012, №5.
Fonte internet: La Balta Ondo 
http://sezonoj.ru/2012/04/211revado/

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