Cosa unisce le poesie di Pier Paolo Pasolini, il Tempo del Sogno degli aborigeni d’Australia, i misteriosi guaritori friulani detti Benandanti e la musica etno-progressiva? Per scoprirlo ascoltate il nostro nuovo lavoro.

“Da tempo ragionavo sull’idea di raccontare in musica i diversi modi in cui l’uomo percepisce se stesso nel tempo e nel mondo, partendo da ciò che gli aborigeni australiani chiamano “Tempo del Sogno”, cioè una dimensione interiore fatta di immagini e simboli ereditati dai nostri antenati e assorbiti dal nostro inconscio. Questa dimensione è raggiungibile appunto attraverso il sogno, e interpretando tali immagini e simboli è possibile capire il senso della propria esistenza.

Ritrovare le proprie radici per capire dove andare, un concetto quanto mai attuale!

Ma dove, e come, avrei trovato il mio Tempo del Sogno?
Il mio pensiero è andato naturalmente al Friuli, dapprima in quanto terra delle mie origini, poi perché vi è ben presente il problema di come mantenere vive la propria identità e le proprie tradizioni all’interno di un mondo sempre più globalizzato e standardizzato. Così ho trovato la bussola che mi avrebbe guidato nel viaggio: il friulano, la lingua che insieme all’italiano ho sempre sentito parlare in famiglia e le cui sonorità a volte fanno riaffiorare alla mia memoria volti, storie, luoghi, sapori che non credevo di conoscere.

Ho quindi musicato le poesie di vari autori friulani che più di altre sembravano descrivere questa evoluzione del rapporto dell’uomo con il tempo e che avrebbero accompagnato gli ascoltatori in questo percorso.

Ecco allora che, dopo un prologo dedicato al Tagliamento, il fiume-simbolo del Friuli e presenza al contempo maestosa e selvaggia, quieta e dirompente, il cerchio si apre.

Nella prima parte (l’io nella natura – Il tempo circolare), l’uomo, agli albori della sua storia, osserva la natura e vede se stesso. Le musiche e i testi descrivono il suo essere dentro il tempo ciclico delle stagioni: la meraviglia nell’osservare una farfalla bianca, la maestosità della primavera che si risveglia, le atmosfere delle notti d’estate nelle campagne friulane, i riti e le presenze fiabesche, benevole o meno, che accompagnavano le genti del Friuli. nella seconda parte (l’io e l’altro – Il tempo sospeso), il cerchio si sfalda: l’uomo osserva la natura e la sente altro da sé. E così i brani illustrano questo sentirsi incompleti e il tentativo di ricomporre l’unità originaria tramite il rapporto con gli altri, l’amore nel suo manifestarsi e l’amore nel suo ricordo. Nella terza parte (l’io nella storia – Il tempo lineare) il cerchio si richiude. Poesie e musiche parlano del Friuli come terra di confine, di scambio ma anche di invasioni, del ritorno al paese di reduci, di padri che vogliono educare al ricordo, e di strade dimenticate verso borghi abbandonati. Riguardando la propria storia, l’uomo vede che essa altro non è che una lunga sequenza di errori, orrori, guerre. Capisce che forse è ancora possibile ritrovare la memoria del tempo ciclico, che lui e la natura sono uno.

Il viaggio si conclude con un epilogo: il finalmente ritrovato “Tempo del Sogno”, la dimensione interiore che assomma passato, presente e futuro, soggettività e “tuffo nel tutto”.

Per concludere, mi piace pensare che partendo dalle suggestioni di una realtà locale relativamente piccola come quella friulana si arrivi a toccare un argomento universale, e mi auguro che anche chi non parla o capisce il friulano possa apprezzare la musicalità e la bellezza delle sue diverse varianti locali. A questo proposito, ringrazio le autrici e gli autori che hanno acconsentito a far musicare le loro poesie.

E per quanto mi riguarda, questo “viaggio” ha confermato la frase di Ippolito Nievo: “Il Friuli è un piccolo compendio dell’universo”!

Valerio Vado – ensemble Rêverie